👋 Benvenuti alla 71ª edizione di Autotech Italia!

L’AI oltre l'automotive: le tre posizioni influenti che non puoi sottovalutare

Benvenuti alla 71ª edizione di Autotech Italia!

In questo numero usciamo dai confini del ponte sollevatore per guardare dall’alto a quello che sta di fatto ridisegnando il mondo, dalle aziende ad interi stati: l'evoluzione dell'intelligenza artificiale.

Analizzeremo perché solo nelle ultime 2/3 settimane il capo di Microsoft AI parla di una rivoluzione in soli 18 mesi, perché Padre Paolo Benanti parla di "sciami sintetici" che possono manipolare il dissenso e perché Dario Amodei definisce questa fase come l'adolescenza della tecnologia.

Infine, collegheremo questi macro-trend alla realtà delle vostre aziende, partendo dai miei ultimi speech al Car Service Day 2026 e agli eventi Gruppo Tognela e Corisud.

Buona lettura!

La bussola dell'AI: navigare tra visioni, rischi e la trasformazione del lavoro

Siamo di fronte a un salto evolutivo che non riguarda più solo il "software", ma a quanto pare la struttura stessa della società e del business.

Per un imprenditore che cerca di immaginare dove e come sarà la sua azienda fra 5/10 anni, ignorare questi segnali significa farsi trovare impreparati quando l'onda colpirà il mercato locale.

Questa edizione è una mappa per non perdere l'orientamento tra allarmismi e facili entusiasmi.

1. Gli sciami sintetici: quando l'opinione diventa artificiale

Il primo segnale d'allarme arriva dalla capacità dell'AI di generare quello che gli esperti definiscono "dissenso sintetico".

  • Chi: Padre Paolo Benanti, frate francescano, teologo e docente alla Pontificia Università Gregoriana. È considerato il massimo esperto di "algoretica" (l’etica applicata agli algoritmi) ed è l'unico italiano membro dell'organo consultivo delle Nazioni Unite sull'intelligenza artificiale, oltre a presiedere la Commissione AI per l'informazione istituita dal Governo italiano.

  • Cosa: l'AI non serve più solo a scrivere testi, ma a creare "sciami" di profili e contenuti che simulano un consenso o un dissenso popolare massiccio. Questo rende le istituzioni e le aziende vulnerabili ad attacchi reputazionali orchestrati da macchine.

  • Perché approfondire: la posta in gioco qui è la tenuta stessa della democrazia e dello spazio pubblico. Se la capacità di discernimento dell'essere umano viene sopraffatta da una valanga di opinioni "artificiali", il rischio è l'erosione della fiducia verso ogni istituzione, compresa quella economica. Per un leader d'impresa, comprendere questa dinamica non serve solo a proteggere il proprio brand, ma a preservare l'integrità del mercato e della verità dei dati. Difendere l'autenticità del consenso significa difendere la libertà di scelta e l'etica del business in un mondo dove la realtà è diventata "hackerabile".

2. L'adolescenza della tecnologia: la visione di Dario Amodei

Mentre molti temono l'AI come un'entità finita, chi la crea ci dice che siamo solo all'inizio.

  • Chi: Dario Amodei, CEO di Anthropic (la società che ha creato Claude, uno dei tre chatbot leader del mercato globale).

  • Cosa: Amodei sostiene che siamo nell' "adolescenza" dell'AI. È una fase goffa, a tratti pericolosa, ma carica di un potenziale che potrebbe risolvere malattie incurabili e gestire la crisi climatica entro il prossimo decennio. È una fase di crescita tumultuosa che richiede guida e responsabilità.

  • Perché approfondire: questo ci dà una prospettiva temporale strategica per non restare indietro. Quello che usiamo oggi (ChatGPT, assistenti vocali) è la versione "immatura" e sperimentale di ciò che avremo tra cinque anni, quando l'AI sarà integrata in ogni processo operativo in modo invisibile. Investire oggi in formazione significa preparare l'azienda alla "maturità" tecnologica, costruendo una cultura capace di governare il cambiamento invece di rincorrere l'ultimo gadget del momento.

3. La profezia dei 18 mesi: il terremoto dei colletti bianchi

Forse la posizione più dirompente dell'ultimo periodo, che riguarda direttamente chiunque sieda dietro una scrivania.

  • Chi: Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI (già co-fondatore di DeepMind e Inflection AI).

  • Cosa: entro 18 mesi, l'AI sarà in grado di svolgere gran parte dei compiti dei cosiddetti "colletti bianchi": analisi dati, gestione mail, pianificazione strategica, contabilità. Non è una minaccia lontana, è un orizzonte prossimo che scuote le fondamenta del lavoro impiegatizio.

  • Perché approfondire: se pensate che l'AI riguardi solo chi scrive codice, sbagliate. Questa tecnologia impatta direttamente su chi fa accettazione, gestisce il magazzino o la fatturazione, automatizzando il triage dei clienti e l'ottimizzazione degli ordini ricambi attraverso l'analisi predittiva. Se la "profezia" si avverasse anche solo al 50%, la gestione del vostro back-office deve cambiare radicalmente entro l'anno prossimo: i vostri collaboratori dovranno evolvere da semplici esecutori di dati a supervisori strategici di flussi digitali intelligenti.

4. Dal caos dei sistemi alla planimetria dei dati: la sfida del post-vendita

Tornado con i piedi per terra… anzi in officina, negli ultimi 10 giorni, parlando al Car Service Day 2026, agli amici del Gruppo Tognela e alla platea di Corisud / Coritalia, ho ribadito un concetto fondamentale: non esiste AI senza dati puliti e integrati.

Guardando le slide che ho presentato, il passaggio è netto:

  • Il caos dei sistemi attuali: molte officine vivono oggi in una giungla di software che non si parlano. Software colori, gestionali pratiche, portali ricambi, centralini VoIP... ogni strumento è un'isola. Questo crea la "confusione software" e il "caos operativo dei portali" che drenano marginalità e tempo. In questo scenario, l'AI è inutile perché non ha una "sorgente" affidabile da cui attingere.

  • La planimetria dell'ecosistema: la vera opportunità per il 2026 è costruire un flusso dati unificato end-to-end. Attraverso piattaforme di middleware e automazione, dobbiamo collegare l'area produzione (Industria 4.0) con l'amministrazione e l'area operativa.

Quando i dati fluiscono in modo ordinato dai ponti sollevatori al DMS, e dal DMS al driver finale via App, allora (e solo allora) l'AI può intervenire per prevedere i flussi di lavoro, ottimizzare gli acquisti o personalizzare l'offerta al cliente. La "planimetria" è il prerequisito per governare il futuro.

Eliminare i "tool obsoleti" (quei fogli Excel sparsi o agende cartacee segnate con la croce rossa) non è più una scelta, ma un obbligo per chi vuole raccogliere i vantaggi imminenti della giusta forma di AI per la propria azienda.

👉 La mia opinione

Non dobbiamo negare l’AI, ma nemmeno caderci con fanatismo.

Siamo nell'adolescenza di questa tecnologia: è una fase di crescita tumultuosa in cui si costruisce il vantaggio competitivo di domani.

Il mio consiglio è di non lasciarsi spaventare dagli allarmismi sugli sciami sintetici, ma di prendersi il tempo — anche solo un’ora a settimana — per studiare come questi strumenti possano semplificare la vita della propria squadra.

La vera leadership oggi consiste nel saper trasformare il "caos dei sistemi" in una "planimetria" chiara: solo chi mette ordine nei propri dati potrà integrare l’intelligenza delle macchine con l’esperienza artigiana che è il cuore del nostro business.

Se governi il flusso dei dati, smetti di navigare a vista e inizi a guidare il mercato.

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